Leonor Fini; il ruolo dei corpi, dell’arte e delle ossa nel femminismo

Alice Vettorata

Writer & Blogger

3–4 minuti

I principi esposti nel lavoro di Leonor Fini hanno trovato riscontro anche in alcune opere di Magda, ma nello specifico, hanno avuto una forte influenza nella realizzazione di un soggetto su cranio di mucca. Una scelta meditata, perché il corpo, l’identità e l’esperienza individuale, se espressi attraverso l’arte, sono da considerarsi un atteggiamento politico, come urlò nelle piazze il movimento “The personal is political” a partire dagli anni ‘60. Già da qualche anno numerose artiste iniziarono a non voler più ricoprire il ruolo di muse, di corpi relegati al genio degli artisti uomini che riportavano i loro corpi su tela. Non più messe in posa, ma decise a prendere finalmente posizione. Non più carne da macello, ma protagoniste.

Leonor Fini, artista, si specchia indossando ali che la fanno somigliare a una delle sfingi che ha ritratto

Leonor Fini e il rifiuto del ruolo di musa

Leonor Fini fu una di loro, un’artista dalle mille sfaccettature che visse accanto alla corrente del Surrealismo senza mai aderirvi ufficialmente, rifiutando le sue gerarchie e le convinzioni maschiliste di alcuni componenti storici. Nonostante lavorasse affiancando il movimento, riuscì a ritagliare il proprio spazio per esprimersi e comunicare in modo nuovo e libero, privo di etichette e convinzioni ideologiche. Fu una di quelle donne che, per semplicità, vennero considerate ribelli, di difficile comprensione, folli e per questo semplici da marginalizzare.

Ossa, metamorfosi e resistenza nel corpo femminile

Le protagoniste dipinte da Leonor Fini non temono il giudizio altrui e guardano direttamente chi le osserva oltre la tela. Le possiamo vedere scarnificate, immerse in acque torbide accanto a teschi galleggianti, aggrovigliate in paesaggi cupi, ma consapevoli della propria forza. Il corpo femminile non è mai un oggetto da contemplare per l’artista, ma un mezzo per veicolare messaggi di metamorfosi e resistenza. Le donne ibride protagoniste delle sue opere pascolano spesso tra simboli di morte, come ossa e scheletri, mettendo in netto contrasto l’antica idea della donna delicata e rassicurante con quella che si afferma, passionale, libera e oscura.  

Sfruttamento

Mucche da latte in vendita osservate da un gruppo di uomini, 1916. Un parallelo con lo sfruttamento sottolineato da Leonor Fini e Magda

Questa libertà primordiale proposta da Leonor Fini ha ispirato Magda nella realizzazione di un’opera su cranio di mucca. Prendendo come riferimento principale “La pastorella delle sfingi” del 1941, Magda ha ritratto il gruppo di figure principali, le tre sfingi e la pastorella, avvolte da una cornice vegetale. Il tratteggio a china si staglia sull’osso e sembra proseguire naturalmente le screpolature già presenti fino a guidare lo sguardo al foro, perfettamente circolare, sulla fronte del cranio.
Il significato è immediato. Un cranio di mucca, scarto dell’industria che ha fatto vivere questo animale finché utile, fino al colpo di pistola che ne ha decretato la morte. Non è lo stesso destino del corpo umano femminile che, per diverso tempo, e ancora oggi, viene sfruttato il più possibile per poi essere dimenticato, ignorato e, nei casi più estremi, annientato? Coralie Fargeat, regista della pellicola body horror “The Substance”, ha espresso il concetto della figura femminile facilmente sostituibile con un modello più giovane. Questo avviene a causa di un sistema distopico che non risulta essere troppo distante dall’attuale realtà.

Teschio decorato a china da Magda. Reinterpretazione della pastorella e delle sfingi di Leonor Fini


Un corpo femminile sfruttato e un animale emblematico della catena dello sfruttamento diventano un collegamento inevitabile, come scrive Carol J. Adams in “Carne da macello”. Questo parallelo risuona anche nelle riflessioni contemporanee proposte da Jenny Kleeman nel testo “Sesso, androidi e carne vegana” che indaga come le tecnologie in costante sviluppo stiano ridefinendo la sessualità, la riproduzione e la materia vivente.  
Leonor Fini con delle pennellate smaschera l’oggettivazione del corpo femminile attraverso un immaginario visionario, mentre Kleeman ne mostra le conseguenze concrete e tangibili con le parole. Corpi scomposti, replicabili, progettati per il consumo o per l’efficienza. Il corpo è un mezzo espressivo potente ed è al centro di una riflessione femminista che mette in crisi le convinzioni tra natura e artificio, umano e animale, soggetto e oggetto. 

Scena del film "The substance". La protagonista si strucca davanti allo specchio

 

 L’arte di Fini studiata con la mente attuale, dopo anni di continua lotta alla rivendicazione dei ruoli, appare così non solo come una sfida al Surrealismo patriarcale, ma come un’intuizione delle questioni che attraversano il dibattito femminista odierno. 
Potrai trovare approfondimenti su questi ed altri temi all’interno del libro “Ars Macabra“.

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