Il catalogo di febbraio sarà un po’ diverso rispetto ai precedenti. Non si focalizzerà su un filone tematico preciso, bensì su un concetto che costituisce un pilastro etico delle opere del collettivo.
Nel mese di gennaio hai visto prendere vita volpi e serpenti in pezzi finiti, che hanno soddisfatto chi li ha realizzati e le persone che li hanno adottati. Si sa però che il percorso non è sempre così lineare. Ci sono mesi, anni di tentativi alle spalle di un pezzo artistico terminato con successo. Si cambiano materiali, si sceglie un osso con una superficie diversa per far risaltare al meglio il progetto pensato, l’autocritica dell’artista ha la meglio o semplicemente arrivano nuovi impulsi ancora più forti che hanno bisogno di voce nell’immediato. Si accantona ciò su cui si stava lavorando e la polvere inizia ad accumularsi sugli intarsi incompleti e a ingrigire la china.
Non hai idea di quante volte questo capiti!
Quindi torniamo a uno dei motivi per cui si scelgono resti animali per esprimere la creatività. C’è la volontà di ridare dignità alla vita che è fluita dentro quelle ossa, di ricordarla e celebrarla. Questo intento si fonde con altre convinzioni alla base del progetto, come quella del riciclo, dell’ecologia, del rispetto e dell’autenticità. Ogni pezzo presente nei cataloghi, nel sito e nelle fiere ha l’intento di trasmettere questi messaggi a chi si avvicina a questo mondo.
Durante le ricerche per realizzare il documentario “Soluzione finale – voci dall’antropocene” venne fatta un’indagine etica in cui vennero coinvolti esperti sui temi dell’ecologia e del riuso. Ugo Bardi, professore e chimico italiano, sostenne le motivazioni alla base delle opere realizzate dal collettivo, affermando che non c’è qualcosa di più post-moderno e post-umano di fare arte con ciò che la società considera scarto. Nel nostro caso principalmente ossa, per ora.

Dopo queste considerazioni sarebbe incoerente creare a nostra volta scarti, abbandonando nuovamente qualcosa che in passato ha subito lo stesso trattamento. Ciò che viene realizzato a mano può permettersi delle imperfezioni, delle sbavature che arricchiscono il risultato finale. Non siamo forse questo anche noi? Individui che camminano nel mondo portando addosso qualcosa di rotto, da perfezionare o riparare che riescono però a dare gioia a qualcun altro. Nella logica del wabi sabi, concetto noto della filosofia zen, l’errore viene celebrato e mai nascosto, perché si valorizza il processo che ci permette di diventare una versione migliore di noi stessi.
Questo è ciò che troverai nel catalogo di febbraio: pezzi che un tempo non sono stati completati, che hanno bisogno di una revisione, che attendono tue indicazioni per riprendere vita e per mostrare la parte migliore. Hanno tanto da raccontare e aspettano che tu possa dare loro nuovamente voce.
